Il Museo Salvatore Ferragamo: Donne in Equilibrio

Le esibizioni di moda nei musei possono essere un innovativo luogo del sapere che può, e dovrebbe, dare un importante contributo alla nostra comprensione della moda. La moda sta sempre più acquisendo spazio nei musei: non è chiusa su se stessa, ma è trasformata in arte.

Non smetterà mai di stupirmi il modo in cui l’abbigliamento sia in grado di comunicare qualcosa di noi e della nostra cultura di appartenenza. Può comunicare elementi come il sesso, la posizione sociale, la ricchezza, ma è anche una sorta di “ponte” tra la vita privata e la società, contribuendo a definire le diverse situazioni d’uso e i relativi comportamenti da adottare. L’abbigliamento è patrimonio di un popolo e contribuisce a creare la sua identità.

E questo è molto visibile in musei come quello di Salvatore Ferragamo, a Palazzo Spini Feroni a Firenze, dove attraverso la moda si racconta il miracolo economico degli anni Cinquanta e Sessanta, il nuovo ruolo della donna, il rapporto tra vita lavorativa e familiare… nell’esposizione “Donne in Equilibrio”.

Salvatore Ferragamo e la sua storia

Appena si entra nel museo Salvatore Ferragamo, che si trova al piano inferiore del Palazzo dove c’è anche la boutique, e una volta acquistato il biglietto, si viene accolti da una collezione di prototipi di calzature create da Fiamma Ferragamo, figlia di Salvatore, tra il 1961 e il 1963.

E questo riporta subito alla mente la storia di Salvatore Ferragamo: un artigiano di scarpe che ha visto la sua fortuna affermarsi con le grandi dive di Hollywood (come Ingrid Bergman e Audrey Hepburn) che indossavano le sue creazioni.

Wanda Ferragamo tra lavoro e famiglia

L’esposizione si concentra principalmente sulla figura di Wanda Ferragamo, moglie di Salvatore. Nell’agosto del 1960, alla morte del marito, decide di non chiudere l’azienda ma di trasformare un laboratorio artigianale di calzature da donna in una casa di moda, dove i figli potessero dare continuità a quel solco di innovazione e creatività iniziato dal marito Salvatore. È stata la guida del brand fino alla sua scomparsa, avvenuta il 19 ottobre 2018, ed è stata in grado di renderlo il brand internazionale che è oggi.

Per approfondire la sua storia, vi consiglio di vedere un bellissimo documentario della Rai, “Illuminate”, nello specifico la puntata dedicata appunto a Wanda Ferragamo.

Wanda Ferragamo era sicuramente una donna dedita al lavoro, che ha saputo trasformare il brand, interpretando correttamente le correnti della moda e del mercato. Ma era anche una donna di casa. Dopotutto, aveva 6 figli. L’importanza che Wanda dava alla famiglia e alla casa viene rievocata in una sua citazione riportata su una parete del museo:

Il suo legame con la casa viene anche richiamato in una sala dedicata alla cucina tipica degli anni ’50-’60, dove, tra elettrodomestici e decorazioni d’epoca, troviamo l’originale libro delle ricette di Wanda.

La donna tra gli anni Cinquanta e Sessanta

Come anticipato, la mostra vuole raccontare anche come è cambiato tra gli anni Cinquanta e Sessanta il ruolo della donna. La dimensione famigliare era ancora molto preponderante, la donna doveva essere la brava casalinga e la brava mamma. Ma anche la dimensione lavorativa comincia a prendere molto più spazio.

E allora nel museo si susseguono strumenti da lavoro, elementi d’arredo ed abiti che richiamano le professioni svolte dalle donne quali architetta, dattilografa, sarta, annunciatrice, indossatrice, imprenditrice. Molto interessanti anche le divise Alitalia realizzate dalle Sorelle Fontana e da Delia Biagiotti.

La nascita del prêt-à-porter

La stanza più bella e spettacolare del museo è senza dubbio quella dedicata alla nascita del prêt-à-porter e alla figura dello stilista. Non più il sarto che realizza abiti su misura, ma lo stilista che crea abiti comodi, pronti da indossare, per la nuova donna che viaggia e lavora.

Naturalmente, questo si integra perfettamente con le altre esposizioni presenti nel museo.

In questa sala, c’è un grande specchio al centro e una sorta di postazione trucco / mobile toilette e le pareti sono tempestate da decine di vestiti ed una parete di sole scarpe. Le scarpe sono tutte di Salvatore Ferragamo, mentre gli abiti non tutti di Ferragamo ma anche di Max Mara, Sorelle Fontana, Curiel, Gattinoni e Krizia.

Valori e società tra presente e futuro

La mostra si completa con un progetto in forma digitale realizzato in collaborazione con il corso Arts Curating dell’Istituto Marangoni Firenze, nel quale sono state raccolte opere e testimonianze di 11 artiste internazionali, in una riflessione corale sui temi trattati in tutto il museo: identità, famiglia, lavoro, casa.

Le interviste scorrono su uno schermo appeso su una parete, attorno al quale è disegnata una finestra: una finestra che è allo stesso tempo fisica, perché questa stanza vuole ricreare una cameretta di una giovane ragazza degli anni Sessanta, con dischi, radio e poster; ma è anche una finestra simbolica, perché è uno sguardo al futuro e alle donne di oggi.

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